mercoledì 15 giugno 2011

POVERA PATRIA

Una bellissima canzone in cui tristezza e speranza sono espresse profondamente.
Il "bene comune" sovrasta sempre e comunque gli interessi privati di chicchessia.
I referendum vinti dai SI ne sono la conferma. 
La "povera patria" per me è questo bellissimo pianeta.

AUTOCRITICA

Mi piacerebbe postare "leggerezza"...ma caratterialmente sono più propenso alla realtà dei fatti che al sognare in positivo di vivere bene, equilibratamente, serenamente. 
Nella vita, si sa, bisogna accontentarsi di ciò che capita. 
Riconoscere i propri limiti è sicuramente un passo in avanti. 
Un mio limite? la mia ricerca continua di piccole e grandi gioie...i miei  tentativi di andare controcorrente e contro gli eventi forzando il destino invece di lasciarmi trasportare dalla corrente, galleggiando. 
Sono fatto così, non mi rassegno e la mia tendenza a sprecare energie in tutto questo mi sfinisce. 
Poi mi riprendo e ricomincio.
E mentre la mia ricerca continua, il tempo e la vita trascorrono in modo 
tranquillo ma disordinato (che per me è sin troppo ordinato).
Mi viene in mente questa bellissima canzone...

mercoledì 1 giugno 2011

ZONA FRANCA

Vorrei prima o poi che la mia vita fosse zona franca ...una zona in cui non si deve pagare alcun dazio per superare i confini, in cui non si deve avere alcun senso di colpa...una zona in cui essere liberi di amare, di agire, senza pressioni.

sabato 21 maggio 2011

PASSI DI VITA

E' un momento della mia vita in cui accadono fatti importantissimi: perdite di conoscenti, rotture di relazioni amorose, malattie pesanti, cambi di residenza e di stato civile...insomma, si vive intensamente.
Spiace per conoscenti morti, spiace per relazione amorosa finita, spiace per malattie che dureranno tutta la vita di amici e parenti, positivi i cambiamenti di residenza in progetto e positivo pure il cambiamento di stato civile da separato a divorziato. Gli affetti e gli amori veri rimangono...i ricordi sono indelebili e si acuiscono con le note di una canzone ...
...e capisci che si è appesi al filo della vita...e capisci fino in fondo quanto è bella ed emozionante è la vita... ti sorprendi della bellezza di un fiore e del suo profumo ...e di un cagnolino che ti viene incontro scodinzolando e pretende coccole ...e di un gattino che ti si strofina tra le gambe e comincia a fare ron ron... e ti emozioni ascoltando una canzone cercando di canticchiarla o fischiettarla ...e della tua faccia la mattina appena sveglio che ti fa ridere ...e di quanto ti piace guidare nel traffico pensando e desiderando di essere altrove ...e sei quasi certo che gli altri intorno a te stanno vivendo non sapendo di essere fortunati ad essere ancora vivi e di questo sei triste... ma allo stesso tempo sei contento per te che ne sei consapevole... e di una semplice passeggiata nei campi e del profumo dell'erba...e della bellezza di una prorompente rosa di maggio ...e di una madre che da la vita per te...e di una figlia che ti stima e ti adora...e di una sorella che ti vuol bene ancora come quando da piccoli ci si accompagnava a scuola... e degli amici che ti ascoltano e che ti fanno ridere di gusto...e ti meravigli ancora per quanto ami pazzamente questa vita...e ti senti fortunato...

martedì 17 maggio 2011

ZERO VITA

Nonostante ci si sia allontanati mi prende una tristezza infinita a leggere i tuoi posts... i tuoi ricordi sono anche miei e non credere che io abbia memoria corta... solo non voglio altri crucci e spero che il tuo pensiero si rivolga altrove perchè corrode l'unico neurone che mi è rimasto... ho dovuto fare così perchè saresti ritornata alla carica e spero che non succeda mai più... ho persino timore a farti complimenti per le cose che scrivi per evitare proprio quest'ultima cosa...salute!

VITA

Dicesi vita una lunga fila di nodi da sciogliere, mentre altri se ne formano...saranno da sciogliere anch'essi specialmente quelli che si formano in gola e tentano di strozzare speranze e sogni. Non ho ancora imparato, nonostante la mia non più giovane età, ad evitare gli schiaffi ed i pugni in faccia che l'esistenza mi riserva. Pare che abbia un sesto senso nel prenderle (o masochismo?!) ...nel cacciarmi nei guai... salvo accorgermene quando ci sono dentro fino al collo...un dubbio mi assale: masochista o coglione? 

lunedì 16 maggio 2011

AIKU DELLE SCATOLE METALLICHE

 


Mattina
uomini e donne chiusi in scatole metalliche con ruote
uno od una in ogni scatola, pazzesco.

AIKU DEL CAMMINO






La terra e
più su, il cielo
cammino immerso nel cielo

venerdì 13 maggio 2011

martedì 10 maggio 2011

IL SOGNO DEL CORRERE

Stanotte ho sognato di correre come un pazzo tutta la notte in una vecchia città del sud: ero in compagnia di tre amici che sicuramente conoscevo da anni ma che nella realtà non riesco ad identificare con nomi e volti. Nel buio della notte... auto parcheggiate... nessuno in giro... solo noi quattro a correre come dei dannati tra le auto in sosta (tutto in bianco e nero il sogno...). Ci eravamo lanciati una sfida a chi faceva prima ad arrivare davanti al duomo (con grande piazza antistante, una chiesa in stile neo barocco). Dalla foga con cui corravamo doveva esserci un bellissimo premio in palio o semplicemente ci faceva piacere correre. Tutto accadeva come in una trance sportiva...non so se l'avete mai provata: si corre piacevolmente senza fatica...sembra di galleggiare sulle nuvole...si è nuvola tra le nuvole...nessun impatto su piedi e caviglie...nessun fastidio alle gambe alla schiena al collo...solo il piacere di correre e basta...senza alcuno sforzo...senza fiatone...il cuore batte allegramente, il respiro si fa tenue ed entra ed esce dalla bocca e dal naso come un alito di vita...è la vita stessa...l'essenza dell'esistenza...insomma: piacere puro. Anche se mi capitò di provarla ormai più di dieci anni fa, riesco a ricordare la piacevole sensazione come se l'avessi vissuta solo qualche giorno fa. Ero più giovane e più in forma, non c'era ne caldo ne freddo, scendeva una leggera pioggerella che mi rinfrescava, ero su una stradina di campagna dove non era passata nemmeno un'auto e l'aria era stata lavata dalla pioggia: faceva piacere respirarla... Chissà?! Magari si era messo in moto il meccanismo chimico (dopamina?) del piacere...Anche nel sogno stavo benissimo...il problema è stato il risveglio di stamattina: avrei preferito riposare dopo la lunga corsa nel sogno di stanotte!

venerdì 6 maggio 2011

"TIZIANO TERZANI RISPONDE A ORIANA FALLACI - "LETTERA DA FIRENZE" (Pubblicato su FB da "ARTISTs-https://www.facebook.com/artgroup?sk=info)")

PREMESSA: E' con gioia ed emozione che riporto questa lettera scritta nel duemilauno dopo l'attentato alle torri gemelle. Si può solo riconoscere umanità e saggezza dalle parole di Tiziano Terzani che rispose così ad una lettera impregnata di vendetta di Oriana Fallaci. Anche se lunga, vale la "pena" di essere letta, accorgendoci che la "pena" si è tramutata in speranza per un futuro migliore poichè l'umanità che qui si esprime non può essere che di auspicio alla risoluzione dei problemi che affliggono il mondo.



Oriana, dalla finestra di una casa poco lontana da quella in cui anche tu sei nata, guardo le lame austere ed eleganti dei cipressi contro il cielo e ti penso a guardare, dalle tue finestre a New York, il panorama dei grattacieli da cui ora mancano le Torri Gemelle. Mi torna in mente un pomeriggio di tanti, tantissimi anni fa quando assieme facemmo una lunga passeggiata per le stradine di questi nostri colli argentati dagli ulivi. Io mi affacciavo, piccolo, alla professione nella quale tu eri già grande e tu proponesti di scambiarci delle "Lettere da due mondi diversi": io dalla Cina dell'immediato dopo-Mao in cui andavo a vivere, tu dall'America. Per colpa mia non lo facemmo. Ma è in nome di quella tua generosa offerta di allora, e non certo per coinvolgerti ora in una corrispondenza che tutti e due vogliamo evitare, che mi permetto di scriverti. Davvero mai come ora, pur vivendo sullo stesso pianeta, ho l'impressione di stare in un mondo assolutamente diverso dal tuo.

Ti scrivo anche - e pubblicamente per questo - per non far sentire troppo soli quei lettori che forse, come me, sono rimasti sbigottiti dalle tue invettive, quasi come dal crollo delle due Torri. Là morivano migliaia di persone e con loro il nostro senso di sicurezza; nelle tue parole sembra morire il meglio della testa umana - la ragione; il meglio del cuore - la compassione. Il tuo sfogo mi ha colpito, ferito e mi ha fatto pensare a Karl Kraus. "Chi ha qualcosa da dire si faccia avanti e taccia", scrisse, disperato dal fatto che, dinanzi all'indicibile orrore della Prima Guerra Mondiale, alla gente non si fosse paralizzata la lingua. Al contrario, gli si era sciolta, creando tutto attorno un assurdo e confondente chiacchierio. Tacere per Kraus significava riprendere fiato, cercare le parole giuste, riflettere prima di esprimersi. Lui usò di quel consapevole silenzio per scrivere Gli ultimi giorni dell'umanità , un'opera che sembra essere ancora di un'inquietante attualità. Pensare quel che pensi e scriverlo è un tuo diritto. Il problema è però che, grazie alla tua notorietà, la tua brillante lezione di intolleranza arriva ora anche nelle scuole, influenza tanti giovani e questo mi inquieta. Il nostro di ora è un momento di straordinaria importanza. L'orrore indicibile è appena cominciato, ma è ancora possibile fermarlo facendo di questo momento una grande occasione di ripensamento. È un momento anche di enorme responsabilità perché certe concitate parole, pronunciate dalle lingue sciolte, servono solo a risvegliare i nostri istinti più bassi, ad aizzare la bestia dell'odio che dorme in ognuno di noi ed a provocare quella cecità delle passioni che rende pensabile ogni misfatto e permette, a noi come ai nostri nemici, il suicidarsi e l'uccidere. "Conquistare le passioni mi pare di gran lunga più difficile che conquistare il mondo con la forza delle armi. Ho ancora un difficile cammino dinanzi a me", scriveva nel 1925 quella bell'anima di Gandhi. Ed aggiungeva: "Finché l'uomo non si metterà di sua volontà all'ultimo posto fra le altre creature sulla terra, non ci sarà per lui alcuna salvezza".

E tu, Oriana, mettendoti al primo posto di questa crociata contro tutti quelli che non sono come te o che ti sono antipatici, credi davvero di offrirci salvezza? La salvezza non è nella tua rabbia accalorata, né nella calcolata campagna militare chiamata, tanto per rendercela più accettabile, "Libertà duratura". O tu pensi davvero che la violenza sia il miglior modo per sconfiggere la violenza? Da che mondo è mondo non c'è stata ancora la guerra che ha messo fine a tutte le guerre. Non lo sarà nemmen questa. Quel che ci sta succedendo è nuovo. Il mondo ci sta cambiando attorno. Cambiamo allora il nostro modo di pensare, il nostro modo di stare al mondo. È una grande occasione. Non perdiamola: rimettiamo in discussione tutto, immaginiamoci un futuro diverso da quello che ci illudevamo d'aver davanti prima dell'11 ocrate a Mozart ).

L'autore è Ekkehart Krippendorff, che ha insegnato per anni a Bologna prima di tornare all'Università di Berlino. La affascinante tesi di Krippendorff è che la politica, nella sua espressione più nobile, nasce dal superamento della vendetta e che la cultura occidentale ha le sue radici più profonde in alcuni miti, come quello di Caino e quello delle Erinni, intesi da sempre a ricordare all'uomo la necessità di rompere il circolo vizioso della vendetta per dare origine alla civiltà. Caino uccide il fratello, ma Dio impedisce agli uomini di vendicare Abele e, dopo aver marchiato Caino - un marchio che è anche una protezione -, lo condanna all'esilio dove quello fonda la prima città. La vendetta non è degli uomini, spetta a Dio. Secondo Krippendorff il teatro, da Eschilo a Shakespeare, ha avuto una funzione determinante nella formazione dell'uomo occidentale perché col suo mettere sulla scena tutti i protagonisti di un conflitto, ognuno col suo punto di vista, i suoi ripensamenti e le sue possibili scelte di azione, il teatro è servito a far riflettere sul senso delle passioni e sulla inutilità della violenza che non raggiunge mai il suo fine.

Purtroppo, oggi, sul palcoscenico del mondo noi occidentali siamo insieme i soli protagonisti ed i soli spettatori, e così, attraverso le nostre televisioni ed i nostri giornali, non ascoltiamo che le nostre ragioni, non proviamo che il nostro dolore. A te, Oriana, i kamikaze non interessano. A me tanto invece. Ho passato giorni in Sri Lanka con alcuni giovani delle "Tigri Tamil", votati al suicidio. Mi interessano i giovani palestinesi di "Hamas" che si fanno saltare in aria nelle pizzerie israeliane. Un po' di pietà sarebbe forse venuta anche a te se in Giappone, sull'isola di Kyushu, tu avessi visitato Chiran, il centro dove i primi kamikaze vennero addestrati e tu avessi letto le parole, a volte poetiche e tristissime, scritte segretamente prima di andare, riluttanti, a morire per la bandiera e per l'Imperatore. I kamikaze mi interessano perché vorrei capire che cosa li rende così disposti a quell'innaturale atto che è il suicidio e che cosa potrebbe fermarli. Quelli di noi a cui i figli - fortunatamente - sono nati, si preoccupano oggi moltissimo di vederli bruciare nella fiammata di questo nuovo, dilagante tipo di violenza di cui l'ecatombe nelle Torri Gemelle potrebbe essere solo un episodio. Non si tratta di giustificare, di condonare, ma di capire. Capire, perché io sono convinto che il problema del terrorismo non si risolverà uccidendo i terroristi, ma eliminando le ragioni che li rendono tali. Niente nella storia umana è semplice da spiegare e fra un fatto ed un altro c'è raramente una correlazione diretta e precisa. Ogni evento, anche della nostra vita, è il risultato di migliaia di cause che producono, assieme a quell'evento, altre migliaia di effetti, che a loro volta sono le cause di altre migliaia di effetti. L'attacco alle Torri Gemelle è uno di questi eventi: il risultato di tanti e complessi fatti antecedenti. Certo non è l'atto di "una guerra di religione" degli estremisti musulmani per la conquista delle nostre anime, una Crociata alla rovescia, come la chiami tu, Oriana. Non è neppure "un attacco alla libertà ed alla democrazia occidentale", come vorrebbe la semplicistica formula ora usata dai politici. Un vecchio accademico dell'Università di Berkeley, un uomo certo non sospetto di anti-americanismo o di simpatie sinistrorse dà di questa storia una interpretazione completamente diversa. "Gli assassini suicidi dell'11 settembre non hanno attaccato l'America: hanno attaccato la politica estera americana", scrive Chalmers Johnson nel numero di The Nation del 15 ottobre. Per lui, autore di vari libri - l'ultimo, Blowback , contraccolpo, uscito l'anno scorso (in Italia edito da Garzanti ndr ) ha del profetico - si tratterebbe appunto di un ennesimo "contraccolpo" al fatto che, nonostante la fine della Guerra Fredda e lo sfasciarsi dell'Unione Sovietica, gli Stati Uniti hanno mantenuto intatta la loro rete imperiale di circa 800 installazioni militari nel mondo.

Con una analisi che al tempo della Guerra Fredda sarebbe parsa il prodotto della disinformazione del Kgb, Chalmers Johnson fa l'elenco di tutti gli imbrogli, complotti, colpi di Stato, delle persecuzioni, degli assassinii e degli interventi a favore di regimi dittatoriali e corrotti nei quali gli Stati Uniti sono stati apertamente o clandestinamente coinvolti in America Latina, in Africa, in Asia e nel Medio Oriente dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi. Il "contraccolpo" dell'attacco alle Torri Gemelle ed al Pentagono avrebbe a che fare con tutta una serie di fatti di questo tipo: fatti che vanno dal colpo di Stato ispirato dalla Cia contro Mossadeq nel 1953, seguito dall'installazione dello Shah in Iran, alla Guerra del Golfo, con la conseguente permanenza delle truppe americane nella penisola araba, in particolare l'Arabia Saudita dove sono i luoghi sacri dell'Islam. Secondo Johnson sarebbe stata questa politica americana "a convincere tanta brava gente in tutto il mondo islamico che gli Stati Uniti sono un implacabile nemico". Così si spiegherebbe il virulento anti-americanismo diffuso nel mondo musulmano e che oggi tanto sorprende gli Stati Uniti ed i loro alleati. Esatta o meno che sia l'analisi di Chalmers Johnson, è evidente che al fondo di tutti i problemi odierni degli americani e nostri nel Medio Oriente c'è, a parte la questione israeliano-palestinese, la ossessiva preoccupazione occidentale di far restare nelle mani di regimi "amici", qualunque essi fossero, le riserve petrolifere della regione. Questa è stata la trappola. L'occasione per uscirne è ora. Perché non rivediamo la nostra dipendenza economica dal petrolio? Perché non studiamo davvero, come avremmo potuto già fare da una ventina d'anni, tutte le possibili fonti alternative di energia? Ci eviteremmo così d'essere coinvolti nel Golfo con regimi non meno repressivi ed odiosi dei talebani; ci eviteremmo i sempre più disastrosi "contraccolpi" che ci verranno sferrati dagli oppositori a quei regimi, e potremmo comunque contribuire a mantenere un migliore equilibrio ecologico sul pianeta. Magari salviamo così anche l'Alaska che proprio un paio di mesi fa è stata aperta ai trivellatori, guarda caso dal presidente Bush, le cui radici politiche - tutti lo sanno - sono fra i petrolieri.

A proposito del petrolio, Oriana, sono certo che anche tu avrai notato come, con tutto quel che si sta scrivendo e dicendo sull'Afghanistan, pochissimi fanno notare che il grande interesse per questo paese è legato al fatto d'essere il passaggio obbligato di qualsiasi conduttura intesa a portare le immense risorse di metano e petrolio dell'Asia Centrale (vale a dire di quelle repubbliche ex-sovietiche ora tutte, improvvisamente, alleate con gli Stati Uniti) verso il Pakistan, l'India e da lì nei paesi del Sud Est Asiatico. Il tutto senza dover passare dall'Iran. Nessuno in questi giorni ha ricordato che, ancora nel 1997, due delegazioni degli "orribili" talebani sono state ricevute a Washington (anche al Dipartimento di Stato) per trattare di questa faccenda e che una grande azienda petrolifera americana, la Unocal, con la consulenza niente di meno che di Henry Kissinger, si è impegnata col Turkmenistan a costruire quell'oleodotto attraverso l'Afghanistan. È dunque possibile che, dietro i discorsi sulla necessità di proteggere la libertà e la democrazia, l'imminente attacco contro l'Afghanistan nasconda anche altre considerazioni meno altisonanti, ma non meno determinanti. È per questo che nell'America stessa alcuni intellettuali cominciano a preoccuparsi che la combinazione fra gli interessi dell'industria petrolifera con quelli dell'industria bellica - combinazione ora prominentemente rappresentata nella compagine al potere a Washington - finisca per determinare in un unico senso le future scelte politiche americane nel mondo e per limitare all'interno del paese, in ragione dell'emergenza anti-terrorismo, i margini di quelle straordinarie libertà che rendono l'America così particolare. Il fatto che un giornalista televisivo americano sia stato redarguito dal pulpito della Casa Bianca per essersi chiesto se l'aggettivo "codardi", usato da Bush, fosse appropriato per i terroristi-suicidi, così come la censura di certi programmi e l'allontanamento da alcuni giornali, di collaboratori giudicati non ortodossi, hanno aumentato queste preoccupazioni. L'aver diviso il mondo in maniera - mi pare - "talebana", fra "quelli che stanno con noi e quelli contro di noi", crea ovviamente i presupposti per quel clima da caccia alle streghe di cui l'America ha già sofferto negli anni Cinquanta col maccartismo, quando tanti intellettuali, funzionari di Stato ed accademici, ingiustamente accusati di essere comunisti o loro simpatizzanti, vennero perseguitati, processati e in moltissimi casi lasciati senza lavoro. Il tuo attacco, Oriana - anche a colpi di sputo - alle "cicale" ed agli intellettuali "del dubbio" va in quello stesso senso. Dubitare è una funzione essenziale del pensiero; il dubbio è il fondo della nostra cultura. Voler togliere il dubbio dalle nostre teste è come volere togliere l'aria ai nostri polmoni. Io non pretendo affatto d'aver risposte chiare e precise ai problemi del mondo (per questo non faccio il politico), ma penso sia utile che mi si lasci dubitare delle risposte altrui e mi si lasci porre delle oneste domande. In questi tempi di guerra non deve essere un crimine parlare di pace.

Purtroppo anche qui da noi, specie nel mondo "ufficiale" della politica e dell'establishment mediatico, c'è stata una disperante corsa alla ortodossia. È come se l'America ci mettesse già paura. Capita così di sentir dire in televisione a un post-comunista in odore di una qualche carica nel suo partito, che il soldato Ryan è un importante simbolo di quell'America che per due volte ci ha salvato. Ma non c'era anche lui nelle marce contro la guerra americana in Vietnam? Per i politici - me ne rendo conto - è un momento difficilissimo. Li capisco e capisco ancor più l'angoscia di qualcuno che, avendo preso la via del potere come una scorciatoia per risolvere un piccolo conflitto di interessi terreni si ritrova ora alle prese con un enorme conflitto di interessi divini, una guerra di civiltà combattuta in nome di Iddio e di Allah. No. Non li invidio, i politici. Siamo fortunati noi, Oriana. Abbiamo poco da decidere e non trovandoci in mezzo ai flutti del fiume, abbiamo il privilegio di poter stare sulla riva a guardare la corrente. Ma questo ci impone anche grandi responsabilità come quella, non facile, di andare dietro alla verità e di dedicarci soprattutto "a creare campi di comprensione, invece che campi di battaglia", come ha scritto Edward Said, professore di origine palestinese ora alla Columbia University, in un saggio sul ruolo degli intellettuali uscito proprio una settimana prima degli attentati in America. Il nostro mestiere consiste anche nel semplificare quel che è complicato. Ma non si può esagerare, Oriana, presentando Arafat come la quintessenza della doppiezza e del terrorismo ed indicando le comunità di immigrati musulmani da noi come incubatrici di terroristi. Le tue argomentazioni verranno ora usate nelle scuole contro quelle buoniste, da libro Cuore , ma tu credi che gli italiani di domani, educati a questo semplicismo intollerante, saranno migliori?

Non sarebbe invece meglio che imparassero, a lezione di religione, anche che cosa è l'Islam? Che a lezione di letteratura leggessero anche Rumi o il da te disprezzato Omar Kayan? Non sarebbe meglio che ci fossero quelli che studiano l'arabo, oltre ai tanti che già studiano l'inglese e magari il giapponese? Lo sai che al ministero degli Esteri di questo nostro paese affacciato sul Mediterraneo e sul mondo musulmano, ci sono solo due funzionari che parlano arabo? Uno attualmente è, come capita da noi, console ad Adelaide in Australia. Mi frulla in testa una frase di Toynbee: "Le opere di artisti e letterati hanno vita più lunga delle gesta di soldati, di statisti e mercanti. I poeti ed i filosofi vanno più in là degli storici. Ma i santi e i profeti valgono di più di tutti gli altri messi assieme". Dove sono oggi i santi ed i profeti? Davvero, ce ne vorrebbe almeno uno! Ci rivorrebbe un San Francesco. Anche i suoi erano tempi di crociate, ma il suo interesse era per "gli altri", per quelli contro i quali combattevano i crociati.

Fece di tutto per andarli a trovare. Ci provò una prima volta, ma la nave su cui viaggiava naufragò e lui si salvò a malapena. Ci provò una seconda volta, ma si ammalò prima di arrivare e tornò indietro. Finalmente, nel corso della quinta crociata, durante l'assedio di Damietta in Egitto, amareggiato dal comportamento dei crociati ("vide il male ed il peccato"), sconvolto da una spaventosa battaglia di cui aveva visto le vittime, San Francesco attraversò le linee del fronte. Venne catturato, incatenato e portato al cospetto del Sultano. Peccato che non c'era ancora la Cnn - era il 1219 - perché sarebbe interessantissimo rivedere oggi il filmato di quell'incontro. Certo fu particolarissimo perché, dopo una chiacchierata che probabilmente andò avanti nella notte, al mattino il Sultano lasciò che San Francesco tornasse, incolume, all'accampamento dei crociati. Mi diverte pensare che l'uno disse all'altro le sue ragioni, che San Francesco parlò di Cristo, che il Sultano lesse passi del Corano e che alla fine si trovarono d'accordo sul messaggio che il poverello di Assisi ripeteva ovunque: "Ama il prossimo tuo come te stesso". Mi diverte anche immaginare che, siccome il frate sapeva ridere come predicare, fra i due non ci fu aggressività e che si lasciarono di buon umore sapendo che comunque non potevano fermare la storia. Ma oggi? Non fermarla può voler dire farla finire. Ti ricordi, Oriana, Padre Balducci che predicava a Firenze quando noi eravamo ragazzi? Riguardo all'orrore dell'olocausto atomico pose una bella domanda: "La sindrome da fine del mondo, l'alternativa fra essere e non essere, hanno fatto diventare l'uomo più umano?". A guardarsi intorno la risposta mi pare debba essere "No". Ma non possiamo rinunciare alla speranza.

"Mi dica, che cosa spinge l'uomo alla guerra?", chiedeva Albert Einstein nel 1932 in una lettera a Sigmund Freud. "È possibile dirigere l'evoluzione psichica dell'uomo in modo che egli diventi più capace di resistere alla psicosi dell'odio e della distruzione?" Freud si prese due mesi per rispondergli. La sua conclusione fu che c'era da sperare: l'influsso di due fattori - un atteggiamento più civile, ed il giustificato timore degli effetti di una guerra futura - avrebbe dovuto mettere fine alle guerre in un prossimo avvenire. Giusto in tempo la morte risparmiò a Freud gli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Non li risparmiò invece ad Einstein, che divenne però sempre più convinto della necessità del pacifismo. Nel 1955, poco prima di morire, dalla sua casetta di Princeton in America dove aveva trovato rifugio, rivolse all'umanità un ultimo appello per la sua sopravvivenza: "Ricordatevi che siete uomini e dimenticatevi tutto il resto".

Per difendersi, Oriana, non c'è bisogno di offendere (penso ai tuoi sputi ed ai tuoi calci). Per proteggersi non c'è bisogno d'ammazzare. Ed anche in questo possono esserci delle giuste eccezioni. M'è sempre piaciuta nei Jataka , le storie delle vite precedenti di Buddha, quella in cui persino lui, epitome della non violenza, in una incarnazione anteriore uccide. Viaggia su una barca assieme ad altre 500 persone. Lui, che ha già i poteri della preveggenza, "vede" che uno dei passeggeri, un brigante, sta per ammazzare tutti e derubarli e lui lo previene buttandolo nell'acqua ad affogare per salvare gli altri. Essere contro la pena di morte non vuol dire essere contro la pena in genere ed in favore della libertà di tutti i delinquenti. Ma per punire con giustizia occorre il rispetto di certe regole che sono il frutto dell'incivilimento, occorre il convincimento della ragione, occorrono delle prove. I gerarchi nazisti furono portati dinanzi al Tribunale di Norimberga; quelli giapponesi responsabili di tutte le atrocità commesse in Asia, furono portati dinanzi al Tribunale di Tokio prima di essere, gli uni e gli altri, dovutamente impiccati. Le prove contro ognuno di loro erano schiaccianti. Ma quelle contro Osama Bin Laden? "Noi abbiamo tutte le prove contro Warren Anderson, presidente della Union Carbide. Aspettiamo che ce lo estradiate", scrive in questi giorni dall'India agli americani, ovviamente a mo' di provocazione, Arundhati Roy, la scrittrice de Il Dio delle piccole cose : una come te, Oriana, famosa e contestata, amata ed odiata. Come te, sempre pronta a cominciare una rissa, la Roy ha usato della discussione mondiale su Osama Bin Laden per chiedere che venga portato dinanzi ad un tribunale indiano il presidente americano della Union Carbide responsabile dell'esplosione nel 1984 nella fabbrica chimica di Bhopal in India che fece 16.000 morti. Un terrorista anche lui? Dal punto di vista di quei morti forse sì. L'immagine del terrorista che ora ci viene additata come quella del "nemico" da abbattere è il miliardario saudita che, da una tana nelle montagne dell'Afghanistan, ordina l'attacco alle Torri Gemelle; è l'ingegnere-pilota, islamista fanatico, che in nome di Allah uccide se stesso e migliaia di innocenti; è il ragazzo palestinese che con una borsetta imbottita di dinamite si fa esplodere in mezzo ad una folla. Dobbiamo però accettare che per altri il "terrorista" possa essere l'uomo d'affari che arriva in un paese povero del Terzo Mondo con nella borsetta non una bomba, ma i piani per la costruzione di una fabbrica chimica che, a causa di rischi di esplosione ed inquinamento, non potrebbe mai essere costruita in un paese ricco del Primo Mondo. E la centrale nucleare che fa ammalare di cancro la gente che ci vive vicino? E la diga che disloca decine di migliaia di famiglie? O semplicemente la costruzione di tante piccole industrie che cementificano risaie secolari, trasformando migliaia di contadini in operai per produrre scarpe da ginnastica o radioline, fino al giorno in cui è più conveniente portare quelle lavorazioni altrove e le fabbriche chiudono, gli operai restano senza lavoro e non essendoci più i campi per far crescere il riso, muoiono di fame? Questo non è relativismo. Voglio solo dire che il terrorismo, come modo di usare la violenza, può esprimersi in varie forme, a volte anche economiche, e che sarà difficile arrivare ad una definizione comune del nemico da debellare.

I governi occidentali oggi sono uniti nell'essere a fianco degli Stati Uniti; pretendono di sapere esattamente chi sono i terroristi e come vanno combattuti. Molto meno convinti però sembrano i cittadini dei vari paesi. Per il momento non ci sono state in Europa dimostrazioni di massa per la pace; ma il senso del disagio è diffuso così come è diffusa la confusione su quel che si debba volere al posto della guerra.

"Dateci qualcosa di più carino del capitalismo", diceva il cartello di un dimostrante in Germania. "Un mondo giusto non è mai NATO", c'era scritto sullo striscione di alcuni giovani che marciavano giorni fa a Bologna. Già. Un mondo "più giusto" è forse quel che noi tutti, ora più che mai, potremmo pretendere. Un mondo in cui chi ha tanto si preoccupa di chi non ha nulla; un mondo retto da principi di legalità ed ispirato ad un po' più di moralità.

La vastissima, composita alleanza che Washington sta mettendo in piedi, rovesciando vecchi schieramenti e riavvicinando paesi e personaggi che erano stati messi alla gogna, solo perché ora tornano comodi, è solo l'ennesimo esempio di quel cinismo politico che oggi alimenta il terrorismo in certe aree del mondo e scoraggia tanta brava gente nei nostri paesi. Gli Stati Uniti, per avere la maggiore copertura possibile e per dare alla guerra contro il terrorismo un crisma di legalità internazionale, hanno coinvolto le Nazioni Unite, eppure gli Stati Uniti stessi rimangono il paese più reticente a pagare le proprie quote al Palazzo di Vetro, sono il paese che non ha ancora ratificato né il trattato costitutivo della Corte Internazionale di Giustizia, né il trattato per la messa al bando delle mine anti-uomo e tanto meno quello di Kyoto sulle mutazioni climatiche. L'interesse nazionale americano ha la meglio su qualsiasi altro principio. Per questo ora Washington riscopre l'utilità del Pakistan, prima tenuto a distanza per il suo regime militare e punito con sanzioni economiche a causa dei suoi esperimenti nucleari; per questo la Cia sarà presto autorizzata di nuovo ad assoldare mafiosi e gangster cui affidare i "lavoretti sporchi" di liquidare qua e là nel mondo le persone che la Cia stessa metterà sulla sua lista nera. Eppure un giorno la politica dovrà ricongiungersi con l'etica se vorremo vivere in un mondo migliore: migliore in Asia come in Africa, a Timbuctu come a Firenze. A proposito, Oriana. Anche a me ogni volta che, come ora, ci passo, questa città mi fa male e mi intristisce. Tutto è cambiato, tutto è involgarito. Ma la colpa non è dell'Islam o degli immigrati che ci si sono installati. Non son loro che han fatto di Firenze una città bottegaia, prostituita al turismo! È successo dappertutto. Firenze era bella quando era più piccola e più povera. Ora è un obbrobrio, ma non perché i musulmani si attendano in Piazza del Duomo, perché i filippini si riuniscono il giovedì in Piazza Santa Maria Novella e gli albanesi ogni giorno attorno alla stazione. È così perché anche Firenze s'è "globalizzata", perché non ha resistito all'assalto di quella forza che, fino ad ieri, pareva irresistibile: la forza del mercato. Nel giro di due anni da una bella strada del centro in cui mi piaceva andare a spasso è scomparsa una libreria storica, un vecchio bar, una tradizionalissima farmacia ed un negozio di musica. Per far posto a che? A tanti negozi di moda. Credimi, anch'io non mi ci ritrovo più. Per questo sto, anch'io ritirato, in una sorta di baita nell'Himalaya indiana dinanzi alle più divine montagne del mondo. Passo ore, da solo, a guardarle, lì maestose ed immobili, simbolo della più grande stabilità, eppure anche loro, col passare delle ore, continuamente diverse e impermanenti come tutto in questo mondo. La natura è una grande maestra, Oriana, e bisogna ogni tanto tornarci a prendere lezione. Tornaci anche tu. Chiusa nella scatola di un appartamento dentro la scatola di un grattacielo, con dinanzi altri grattacieli pieni di gente inscatolata, finirai per sentirti sola davvero; sentirai la tua esistenza come un accidente e non come parte di un tutto molto, molto più grande di tutte le torri che hai davanti e di quelle che non ci sono più. Guarda un filo d'erba al vento e sentiti come lui. Ti passerà anche la rabbia.

Ti saluto, Oriana e ti auguro di tutto cuore di trovare pace. Perché se quella non è dentro di noi non sarà mai da nessuna parte."

Tiziano Terzani, 8 ottobre 2001

AIKU DELLA SOFFERENZA




Come pietre
nel cuore
ora basta

ANORESSIA...

Maledetta malattia... si insinua come un verme nel cervello di giovani donne... il loro aspetto dapprima bellissimo, si trasforma in una controfigura... la mania si fa strada a colpi di "falsa autostima" e qualsiasi altra cosa non conta: solo cibo, come dimagrire ancora di più, rendersi superattive, trovare nel nihilismo del "non mangiare il giusto" l'autostima che manca per motivi apparentemente non evidenti...maledetta malattia che avanza e non ti lascia vivere normalmente avendo solo un pensiero nella mente...negare che si ha un problema ...affermare che si sta bene...mentire a se stesse ed agli altri....cosa si può e si deve fare? 
Ragazze, la vita è una cosa bellissima e va vissuta intensamente e nel modo più sano possibile... in armonia con la natura e con gli altri...amate e soprattutto amatevi!!!

lunedì 2 maggio 2011

AIKU DEL FIORELLINO







 Un fiorellino
in mezzo ad un prato
meraviglia

POLITICI ...

Diffidare di politici a cui è stata dedicata una canzone...vedremo in seguito se ho ragione o torto...


                                                                                                                    




                                             
                                                                                                     (foto ANSA)

sabato 30 aprile 2011

Didgeridoo

Didgeridoo (trascritto anche come didgeridù, didjeridoo o didjeridu) è una parola di origine onomatopeica con la quale gli occidentali designano un antico strumento a fiato degli australiani aborigeni.
L'utilizzo del didgeridoo nasce tra gli Aborigeni dell'Australia settentrionale. Non esistono fonti affidabili che ne certifichino con esattezza l'età, ma è ipotizzabile i primordi siano databili tra i duemila ed i quindicimila anni fa.
Classificato come strumento musicale nella categoria degli aerofoni ad ancia labiale, il didgeridoo può avere forme variabili: le più comuni sono quelle coniche, con un progressivo allargamento della colonna interna a partire dal lato dell'ancia; molto usata è anche la forma perfettamente cilindrica.
Non è insolito tuttavia trovare strumenti che presentano forme irregolari, contorte o serpentine. La lunghezza complessiva di un didgeridoo è altresì variabile. Generalmente va da 1,50 m a 2,50 m. Va comunque considerato che ne sono stati costruiti anche decisamente più lunghi, che comportano variazioni timbriche e tecniche esecutive notevoli.
Solitamente questi strumenti sono però avulsi dai legami con la tradizione aborigena e costituiscono piuttosto delle sperimentazioni "occidentali" sullo strumento.
Il didgeridoo tradizionale è ricavato da un ramo di eucalipto (pianta assai diffusa nel Nord dell'Australia), scelto tra quelli il cui interno è stato scavato dalle termiti. Scortecciato, ripulito e accuratamente rifinito, lo strumento viene poi decorato e colorato con pitture tradizionali che richiamano la mitologia aborigena. Gli aborigeni lo utilizzano non solo come strumento a fiato, nel quale soffiano e al tempo stesso pronunciano parole, suoni, rumori, ma anche come strumento di percussione, se colpito con i clap stick (bastoncini in legno usati come percussioni) o con un boomerang. Viene suonato con la tecnica della respirazione circolare.
(Fonte "Wikipedia")

Arcane forme - Enten Hitti

Calafuria - Di getto

AIKU del mattino

uccellini fischiettano
la mattina
hanno fame

SONO QUASI DUE MESI...

Sono quasi due mesi che ripeto sempre le stesse cose ad una persona, ma probabilmente non riesce a capire od a farsene una ragione...AMICIZIA NON PUO' ESSERCI e non ci sarà!...anche con tutti gli sforzi che si possono fare se una cosa non và, non và e basta...non riesco ne ad amare ne ad odiare, anche se ci sono poesie e componimenti dedicati...per fortuna la vita va avanti e si cerca di superare momenti di crisi profondi con autoironia e la compagnia di amici.

giovedì 21 aprile 2011

Oggi solita giornata: lavoro e NOIA. E' uno di quei giorni in cui si sente che è meglio non agitarsi troppo perchè non ne vale la pena. Ogni energia spesa, sarebbe sprecata. NOIA! ...e non passa mai il tempo... o, quando c'è un momento bello, passa troppo in fretta. La sera con gli amici ...è l'unica cosa che aspetto con gioia ...si sta bene! Si mangia qualcosa assieme... si sparano due cazzate... si ride...si scherza ...abbiamo bisogno tutti di svagarci! Se ne sente il bisogno vitale!
E per il giorno dopo si vedrà...

ROCK'N'ROLL

ED ORA FACCIAMOCI UN PO' LE ORECCHIE...

martedì 19 aprile 2011

Ascolta

Gettami in viso la parola terribile.
Perché non vuoi udire?
Non senti che ogni tuo nervo contorto
urla come una tromba di vetro
l'amore è morto...

l'amore è morto...
ascolta
rispondimi senza mentire...
come due fosse

in viso ti si scavano gli occhi...
lo so che già consumato è l'amore.
Ormai

a più d'un segno vi riconosco la noia.
(Vladimir Vladimirovic Majakovskij) 
 
(special thanks to Daniel Gilon for his photo and  to web site
 http://www.0web.it/poesia/vladimir-vladimirovic-majakovskij/ascolta.php
to having made ​​available this beautiful poem)

PALLIDO SOLE

Pallido sole ...sono solo pallido sole, in effetti, e solo rimango a guardare i tuoi posts sul tuo blogs bellissimo e struggente, a volte divertente, a volte avvilente...come sei tu, come siamo noi tutti, come inutili e gretti e piccoli rivoli di parole che tentano inutilmente di SpIeGaRe inutilmente le parole ed i sentimenti...tu riesci bene a spiegare, a raggomitolarti ed a spiegare ancora... animale, strano animale succhiaenergie...analizzare ti riesce bene ma, alla fine, solo a tuo favore...penetri nella mente della gente, seduci e dai alla fine il ben servito...vengono tanti dubbi che sono pietre nel cuore di chi ti conosce ...le certezze conoscendoti svaniscono e si accumulano pensieri agitati e frustrati...illusioni e disillusioni ti pregnano l'anima ...e non ringrazi nemmeno chi ti ha amato sinceramente ed è rimasto scottato...anzi ustionato per il tuo modo di comportarti e di essere...essere è importante...cambia! Recuperati perchè chiunque ti capiti a tiro, chiunque sedurrai sul web rimarrà ustionato come me...non sono cattiverie ma constatazioni e non potevo non cedere alle tue continue provocazioni...si, in apparenza ti ho lasciata io...in realtà sei stata tu a volerlo...vivi serena e recupera il tuo essere femminile fino in fondo...non perdere altro tempo...datti da fare e vedrai che andrà meglio...ormai le tue analisi le hai ultimate ed è ora di agire...AmIcIzIa non può esserci... solo il passato ed alcuni rari momenti di bellezza e serenità...buona vita! 

lunedì 11 aprile 2011

PANDORUM - FILM THRILLER FANTASCIENZA

Un film che mi è piaciuto ma mi ha messo un po' d'ansia.

La recensione qui:
http://www.mymovies.it/film/2009/pandorum/

sabato 9 aprile 2011

FILM VISTO IERI SERA: THE READER-A VOCE ALTA

Il quindicenne che viene soccorso, mentre stava male, da una signora di più di trent'anni. E dopo alcuni mesi il ragazzo...è inutile che ve lo racconti...per apprezzarlo dovete vederlo...molto bello! Sapessi fotografare come chi ha curato la fotografia di questo film e sapessi scrivere una storia così affascinante...